Promozione Febbraio-Marzo 2019

Con l’acquisto di un rivestimento in pietra riceverai in OMAGGIO il prefabbricato refrattario.
La promozione è valida dal 1° Febbraio al 31 Marzo 2019 per rivestimenti a partire da 2000€ (IVA esclusa).
Inoltre con una  piccola differenza di prezzo sarà possibile acquistare il prefabbricato con interno in ghisa.

Cosa aspetti, affrettati.
Recati presso i nostri show room

– Area P.I.P. Fontanarosa (Av)
– Corso Europa 255  Avellino

oppure chiama per fissare un appuntamento

tel. e fax: 0825 475 301 Fontanarosa
tel. e fax: 0825 214 62 Avellino


Pubblicato il 26-01-2019 - 18:33


Condividi l'articolo sul tuo social preferito:


Il camino: non solo estetica ma pace per i sensi e per l’anima.

Perchè il camino….

Il camino: non solo estetica ma pace per i sensi e per l’anima.

Si avvicina l’inverno e, con esso, il graduale abbassamento delle temperatura che inevitabilmente porterà tutti noi a cercare una fonte di calore che ci accompagni durante le fredde giornate.

Termosifoni, stufe a pellet, condizionatori e chi più ne ha più ne metta, ma secondo i ricercatori la miglior fonte di riscaldamento che, oltre a riscaldare il corpo appaga la nostra mente e la nostra anima, è sicuramente il camino; numerosi studi condotti da rinomati psicologi, infatti, quando vediamo la legna ardere nei camini delle nostre abitazioni si scatena in noi una sensazione di appagamento per la nostra anima.

Il termine “camino” deriva dal latino caminus, tradotto in italiano “focolare” che nella lingua italiana lascia trapelare proprio quella sensazione di casa, di calore familiare; ed è sempre stato così nel corso dei secoli, infatti numerosi sono gli aforismi lasciatici dai più grandi scrittori e letterati dell’800 fino a giungere ai nostri giorni con frasi celebri di poeti e cantautori del calibro di Sting che afferma:

L’inverno è il periodo dell’anno che favorisce maggiormente l’immaginazione: ci si siede davanti al caminetto, si riflette sul passato, su quello che è stato l’anno appena trascorso, ci si prepara a quello che verrà. È una stagione psicologica, oltre che temporale.

O Grazia Deledda:

Doveva essere bello nelle sere d’inverno stendersi sulle stuoie davanti al fuoco di tronchi, e ascoltare la voce della foresta in colloqui selvaggi col vento.

O l’immenso Primo Levi:

Felice l’uomo che ha raggiunto il porto, che lascia dietro sé mari e tempeste, i cui sogni sono morti o mai nati; e siede e beve all’osteria di Brema, presso al camino, ed ha buona pace.

O Maria Venturini nel suo “dizionario della felicità”:

Il camino, prima che l’aria, riscalda il cuore.

 

Il senso di tranquillità e familiarità che offre il calore del camino

Questi e tanti altri aforismi rendono davvero l’idea di come il camino sia diventato un simbolo nella nostra cultura, ottenendo, come anticipato, un’immagine di familiarità e di tranquillità.

Se a ciò si aggiunge il valore estetico di un bel caminetto in pietra si comprende a pieno per quale motivo si è sempre desiderato (e si continua a farlo) un tale elemento di arredo nella propria abitazione.


Pubblicato il 17-10-2018 - 14:27

Tagged , , , , , , , , ,

Condividi l'articolo sul tuo social preferito:


Le pietre irpine protagoniste nella Reggia di Caserta.

Le pietre irpine protagoniste nella Reggia di Caserta.

In un incontro tra Carlo III e l’ambasciatore piemontese, il conte di Monasterolo, il re notò che quest’ultimo guardava con molta attenzione delle colonnette di marmo e gli chiese:<< Che dice lei di questo bel ritrovato?>> e l’ambasciatore rispose:<< Non ho mai veduto marmi più belli e più fini, ma quelle colonnine mi sembrano più atte a ornare tabernacoli>>.
Il re replicò:<< Questo si potrebbe fare, ma queste colonnine non sono che mostre di tutti i marmi ritrovati nelle montagne di questo Regno e di quello di Sicilia e parte di questi, cioè i più belli […]>>

Non solo re Carlo III restò ammaliato dalla varietà di pietre e marmi selezionati dal grande architetto Vanvitelli e istallati nella Reggia di Caserta; chiunque vi entrasse all’epoca e chiunque lo faccia oggi, resterà affascinato dai numerosi effetti cromatici dettati da tutti i materiali lapidei ivi presenti.

Elemento decorativo di grande bellezza e varietà, il marmo è un materiale costruttivo usato copiosamente in tutte le sue varietà nel palazzo reale.
Tra questi numerose sono le pietre irpine utilizzate per adornare numerosi ambienti: i marmi di Montevergine, l’alabastro di Gesualdo, la breccia di Atripalda e la pietra di Fontanarosa.

La pietra di Montevergine ( oggi difficilmente reperibile), per via delle sue ristrette dimensioni, è stata utilizzata per lo più per pavimentazione e piccoli ornamenti.

La breccia di Atripalda e la pietra di Fontanarosa compongono alcune delle scalinate interne del palazzo.

L’alabastro di Gesualdo, invece, è stato utilizzato per la realizzazione di colonnine e altri elementi di arredo nel Real Teatro di Corte e nella Cappella Palatina.


La Cappella Palatina

Gli altri marmi principalmente utilizzati sono: il travertino giallo di Capua, il travertino chiaro di Bellona, il marmo bigio scuro di Sicilia detto Billemi, il Mondragone giallo e il grigio scuro, la pietra vitulana, la pietra dragoni, il granito dell’Isola d’Elba, la pietra rosso grigia del Gargano, la lumachella di Trapani, il granitello, il marmo verde antico, il granito tebaico rosso, il cipollino, il marmo giallo di Castronovo, il fior di persico e infine, ma non per ultimo, il marmo bianco di Carrara che adorna quasi tutti gli ambienti.


Pubblicato il 21-09-2018 - 9:39


Condividi l'articolo sul tuo social preferito:


“Isola di Pasqua”: perché è chiamata così e cosa rappresentano quelle enormi teste in pietra.

“Isola di Pasqua”: perché è chiamata così e cosa rappresentano quelle enormi teste in pietra.

Chi di noi non ha mai avuto modo di vedere in documentari, su riviste di storia o sul web quelle mastodontiche e spettacolari statue in pietra sull’Isola di Pasqua?
E quanti di noi si son posti le domande: Perché quell’isola è chiamata proprio “Isola di Pasqua”? E cosa rappresentano quelle enormi facce piantate li nel terreno?

Beh, la spiegazione del singolare nome con un po’ di concentrazione è facile da intuire: esso deriva dal fatto che il primo europeo a sbarcare sulle sue coste e sfidare gli indigeni fu Jakob Roggeveen, un navigatore olandese che raggiunse l’Isola proprio il giorno di Pasqua, il 5 aprile del 1722.

Ma cosa rappresentano quelle teste conficcate nel terreno di un’isola letteralmente sperduta?
Queste, nella lingua ufficiale dell’Isola Rapa Nui, sono chiamate “Moai” e la loro altezza parte dai 2,5 metri fino ad arrivare a quella più grande, mai completata, di 21 metri.

A scolpire queste gigantesche statue furono gli stessi abitanti stessi dell’isola all’interno delle cave di tufo basaltico del cratere del vulcano Rano Raraku, dove erano soliti lavorarli con la faccia rivolta verso l’alto, per poi staccarle e portarle fino alla costa dove centinaia di uomini avevano il compito di rifinirle. Per il trasporto, che necessitava di migliaia di persone e di pali e rulli di legno per farle rotolare, per qualcuna di queste era necessario addirittura un anno.

I “moai” sono stati scolpiti probabilmente a partire dall’anno 1000 e fino al 1500 circaed il loro significato rappresenta un augurio di benessere e prosperità a coloro che guardano ed un senso di protezione verso la terra ed i suoi abitanti, ecco perché dalla costa il loro sguardo è rivolto verso l’interno.
Molti di questi rappresenterebbero defunti antenati, personaggi di spicco della società e raffigurazioni di dei. Ai loro piedi sono state trovate delle tavolette di legno scritte in rongorongo, lingua che nessuno è ancora riuscito a decifrare.


Pubblicato il 31-03-2018 - 14:06

Tagged , , , , , , , , , Leave a Comment on “Isola di Pasqua”: perché è chiamata così e cosa rappresentano quelle enormi teste in pietra.

Condividi l'articolo sul tuo social preferito:


I luoghi insoliti dove utilizzare la pietra.

I luoghi insoliti dove utilizzare la pietra.

I luoghi insoliti dove utilizzare il marmo.

Rivestimenti di bagno e cucina, ingressi di abitazioni, zoccolature, cantonate, ecc.
Questi sono i posti più scontati dove poter utilizzare la pietra; ma per quale motivo non ci si concentra su superfici più insolite e inaspettate?
Proviamo noi a darvi qualche suggerimento su come e dove usare il marmo per rendere i tuoi interni più incantevole.

–   Superficie della scrivania

Hai mai pensato di utilizzare come superficie della scrivania del tuo ufficio un profilo in marmo?
E’ un ottimo motivo per aiutarti a sviluppare la tua creatività oltre a rendere più stimolante ciò che fai.
Si potrebbe anche pensare a un elegante cristallo come base di appoggio e due piedi in pietra finemente lavorati.

–   Un’intera parete di una stanza

Immaginate una stanza con a terra un bellissimo parquet, e immaginate, nella stessa stanza, le pareti di colorazioni tali da rendere armonioso l’ambiente. Adesso immaginate se una di queste pareti è rivestita completamente in pietra casomai con un bel gioco di illuminazioni.
Di sicuro attirerà la vostra attenzione prima di qualunque altro elemento di arredo soprattutto in ambienti minimal come gli ingressi delle abitazioni o le sezioni di muro vicino alla scala. Di sicuro crea un colpo d’occhio sul visitatore.

Parete scalinata in pietra

–   Piani sui mobili in camera da letto

E’ spesso facile trovare nelle camere da letto pavimenti in marmo ma, rispetto a qualche decennio fa, si è persa l’abitudine di realizzare mensole dei mobili in questo materiale di lusso.
Questo è un altro consiglio che teniamo a dare: avere basi di marmo su consolle o cassettieri nelle stanze da letto danno un tocco lussureggiante a tutto l’ambiente.

Consolle in pietra stanza da letto.

–   Lavello da cucina

Probabilmente con la concezione un ritorno al passato ma le funzioni estetiche e pratiche si adattano perfettamente agli ambienti contemporanei. Un lavello massello a resistere al tempo e all’usura.

–   Piatti doccia

Eleganti, raffinati e perché no un tocco di classe al vostro bagno con tutte le tipologie di marmi e pietre, di qualsiasi colore e soprattutto di qualsiasi misura.
La versatilità della pietra consente al cliente di sagomare il piatto doccia a proprio piacimento e ciò può risultare comodo per recuperare spazi morti in un bagno, dove casomai si trovano angoli non a squadro o pareti curve dove difficilmente si possono installare mobili o altri elementi di arredo. Eleganza e comodità.

Piatto doccia in pietra.

 

–   Camino in marmo

Ormai con la nuova tecnologia e le innovazioni nel campo delle stufe che abbinano comodità ad arredamento, l’esigenza di realizzare un camino in marmo o in pietra è andato un po’ in disuso. Ma quest’ultimo è da sempre l’elemento principale dell’arredamento in una stanza anche e soprattutto perché sono di tendenza, quindi, è possibile abbinarli in qualsiasi tipo di ambiente, dal rustico al moderno passando per il classico.

Camino in bianco Vesleye.

Pubblicato il 26-03-2018 - 10:07

Tagged , , , , , , , , , Leave a Comment on I luoghi insoliti dove utilizzare la pietra.

Condividi l'articolo sul tuo social preferito:


Manutenzione della pietra

Manutenzione della pietra

La pietra è un elemento naturale e per tanto è soggetta ad usura e deterioramento.
Può capitare che si macchi o che si leda la finitura e nel tempo può subire alterazioni.

Consigli utili per la pulizia e la manutenzione della pietra:

Una giusta ed attenta manutenzione e pulizia della pietra  fanno si che la pietra stessa subisca minori alterazione nel tempo e che anzi ne migliorano l’aspetto rendendola sempre più bella nel tempo.

  • Si consiglia di utilizzare detergenti Neutri specifici per la pietra naturale, facilmente reperibili in commercio, o il sapone di Marsiglia diluito con acqua calda.
    Non utilizzare mai detergenti acidi o contenenti anti-calcare, questi potrebbero macchiare la pietra e corroderla.
  • Per i rivestimenti si consiglia di pulire con acqua e trattare poi la superficie con prodotti a base siliconica specifici per la pietra. Nello specifico dei top di bagno o di cucina, questi possono essere precedentemente trattati con prodotti antimacchia specifici per la pietra o prodotti oleo-idrorepellente a base d’acqua mantenendo inalterato il colore e la finitura della pietra..

Pubblicato il 20-02-2018 - 18:08

Tagged , , , , , , Leave a Comment on Manutenzione della pietra

Condividi l'articolo sul tuo social preferito:


Il David di Michelangelo: l’opera più perfetta del Rinascimento.

Il David di Michelangelo: l’opera più perfetta del Rinascimento.

Il David di Michelangelo è considerato il più bel capolavoro di tutti i tempi, commissionata dall‘Opera del Duomo di Firenze nel 1501, per collocarla in uno dei contrafforti esterni del Duomo divenendo una vera e propria impresa tecnica e artistica.

Michelangelo cominciò a lavorare alla scultura all’età di 26 anni disponendo di un immenso blocco di marmo che presentava non pochi difetti tra i quali i “taroli” ossia pic

coli fori che compromettono la meccanicità del materiale in fase di scalpellatura. Ma nonostante ciò l’artista stuccò i fori e levigò la superficie della statua, completandola dopo tre anni di lavoro.

Il David di Michelangelo

Una volta ultimato,
le sue grandi dimensioni rendevano impossibile l’installazione sul contrafforte della basilica di Firenze a cui inizialmente era destinato per questo si creò una commissione costituita dai maggiori artisti del tempo (tra cui vi erano Sandro Botticelli e Leonardo da Vinci), che discutesse su collocazioni alternative.
Alla fine si decise di collocare il David di Michelangelo davanti a Palazzo Vecchio rivolto a sud in segno di sfida alle popolazioni nemiche pronte ad attaccare Firenze. Qui vi rimase fino al 1873 prima di essere trasferita nella Galleria dell’Accademia di Firenze, per evitare che agenti atmosferici lo danneggiassero, mentre una copia è presente in Piazza della Signoria.

L’opera ritrae l’eroe biblico Davide nel momento in cui si appresta ad affrontare il gigante Golia, che terrorizzava gli ebrei sfidandoli a duello.
Nella mano destra il David Michelangelo tiene un sasso, che userà per uccidere il gigante.

Lo sguardo di David è deciso e sono presenti tantissimi dettagli che rendono questa scultura un vero capolavoro: la vena che attraversa il collo, quelle sulle mani e i tendini ben visibili, i muscoli in tensione attribuendosi così l’appellativo di opera più perfetta del Rinascimento.

Dettagli della scultura del David di Michelangelo.

 


Pubblicato il 24-11-2017 - 9:51

Tagged , , , , , ,

Condividi l'articolo sul tuo social preferito:


Amore e Psiche: una storia d’amore scolpita nel marmo.

Amore e Psiche: una storia d’amore scolpita nel marmo.

Quella tra Amore e Psiche è una delle leggende d’amore più belle di sempre. Fu scritta, nel II Secolo d.C, dallo scrittore latino Apuleio nelle sue “Metamorfosi”. Metafora dell’eterna battaglia tra razionalità e istinto, tra cuore e cervello, la leggenda racconta la storia del Dio Amore (Cupido) e della bellissima Psiche:
“Vi erano in una città un re e una regina. Questi avevano tre bellissime figliole. Le due più grandi, avevano un aspetto leggiadrissimo, mentre la splendida bellezza della minore non si poteva descrivere”. Psiche era una fanciulla incredibilmente seducente, e scatenò le gelosie della dea Venere che, invidiosa della bellezza di quella che alla fine era solo una mortale, decise di vendicarsi con l’aiuto del figlio Amore, il quale avrebbe dovuto farla innamorare con le sue frecce di un uomo rozzo che non la ricambiasse. Non appena Amore prese visione della bellezza celestiale di Psiche se ne invaghì perdutamente e decise, con l’aiuto di Zefiro, di trasportarla nel proprio palazzo. Lì Psiche trascorse con Amore notti infuocate dall’amore e dalla passione senza tuttavia poter guardare il volto dell’amante: Amore, infatti, non rivelò mai la propria identità, per evitare la furibonda ira della madre Venere. Con tutto ciò, eccitata dalle sorelle, Psiche venne meno al patto e vide il volto dell’uomo che le travolgeva i sensi: in seguito a ciò Amore, preso dall’indignazione, si allontanò da Psiche, che fu gettata nello sconforto più totale.
Pur di potersi ricongiungere con il divino consorte, Psiche si dichiarò disposta ad affrontare una serie di prove per ottenere l’immortalità, superandole brillantemente, malgrado la loro atroce difficoltà. D’altronde, erano state organizzate da Venere che, presa dall’ira, decise di sottoporre la fanciulla alla prova più difficile: discendere negli Inferi e chiedere alla dea Proserpina di concederle un po’ della sua bellezza. Fu così che Psiche ricevette da Proserpina un’ampolla e, incuriosita, la aprì scoprendo con gran sconcerto che il vaso non conteneva bellezza, bensì un sonno infernale che la fece addormentare profondamente. Amore, una volta venuto a conoscenza del tragico destino dell’amante, si recherà presso Psiche e la risveglierà con un bacio.

E’ proprio questo l’attimo che Canova ha voluto eternare nel marmo con quest’opera commissionata nel 1788, realizzata in marmo bianco, levigato e finemente rifinito, sperimentando con successo il senso della carne, che Canova mirava a ottenere nelle proprie opere.

Amore e Psiche: scultura in marmo bianco di Carrara di Antonio Canova.

Tale opera è un capolavoro nella ricerca d’equilibrio. In questo squisito arabesco, infatti, le due figure sono disposte diagonalmente e divergenti fra loro. Questa disposizione piramidale dei due corpi è bilanciata da una speculare forma triangolare costituita dalle ali aperte di Amore. Le braccia di Psiche invece incorniciano il punto focale, aprendosi a mo’ di cerchio attorno ai volti. All’interno del cerchio si sviluppa una forte tensione emotiva in cui il desiderio senza fine di Eros è ormai vicino allo sprigionamento.

La scultura è esposta al museo del Louvre di Parigi.


Pubblicato il 20-11-2017 - 14:35

Tagged , , , , , , , , , , , Leave a Comment on Amore e Psiche: una storia d’amore scolpita nel marmo.

Condividi l'articolo sul tuo social preferito:


Il Cristo velato: tra arte e leggenda.

La statua del Cristo velato a Napoli tra arte e leggenda.

Nel pieno centro storico di Napoli, nella nota Cappella Sansevero, è conservata una delle opere più affascinanti e misteriose che si trovano nel capoluogo campano e in Italia: Il Cristo velato.

Qualcuno fantasticamente sostiene che il velo di marmo sul corpo del Cristo sia in realtà un velo in tessuto, trasformato in roccia grazie ad uno speciale liquido inventato dal sinistro Principe di Sansevero, illustre alchimista. La teoria che si avvicina di più alla realtà è che l’effetto così sorprendente sia tutto frutto del talentuoso scultore Giuseppe Sanmartino.

La scultura è situata al centro della cappella e cattura subito lo sguardo del visitatore per il sensazionale effetto del telo che ricopre il Cristo. Quest’ultimo sembrerebbe di tessuto tant’è che attraverso di esso si notano tutti i particolari sul volto e sul corpo di Gesù: le vene, le ferite al costato, i segni delle torture e persino le mani trapassate dai chiodi che si ritrovano ai piedi del protagonista insieme alla corona di spine. Un’opera talmente spettacolare che Antonio Canova affermò che pur di appropriarsi del Cristo velato, avrebbe rinunciato a dieci anni della sua vita.

 

Cristo Velato
Particolare del Cristo velato

 

Come accennato all’inizio intorno a questa sensazionale opera d’arte ruota una curiosa leggenda legata al velo secondo la quale, la morbidezza di questo non sia dovuta all’abilità dello scultore bensì ai poteri esoterici del principe Raimondo di Sangro, che sembrava essere in grado di solidificare tessuti ed organi mani, utilizzando un liquido di sua invenzione.


Pubblicato il 16-11-2017 - 16:13

Tagged , , , , , , , , Leave a Comment on Il Cristo velato: tra arte e leggenda.

Condividi l'articolo sul tuo social preferito:


La Pietà di Michelangelo: una delle opere più rappresentative del genio rinascimentale.

La Pietà di Michelangelo: opera rappresentativa del genio rinascimentale

La Pietà di Michelangelo, esposta presso la basilica di San Pietro a Roma, è una delle sculture più incantevoli della storia dell’arte e una delle opere più rappresentative del genio rinascimentale.

Nel 1497 il cardinale Jean Bilhères de Lagraulas diede l’incarico a Michelangelo di scolpire “una Vergene Maria Vestita, con un Christo morto in braccio, grande quanto sia uno homo giusto” per poterla collocare presso la cappella di Santa Petronilla appartenente ai reali di Francia.

Si stavano avvicinando le celebrazioni per il giubileo del 1500 e molti pellegrini francesi avrebbero visitato la cappella: la Pietà di Michelangelo Buonarroti gli sarebbe stata presentata come un capolavoro offerto da un loro conterraneo. Nel contratto per la commissione della statua, il banchiere Jacopo Galli aveva garantito al cardinale che sarebbe stata: “la più bella opera di marmo che sia hoge in Roma et che maestro nissuno la faria megliore hoge”

Michelangelo impiegò ben nove mesi per scegliere il blocco di marmo e trasportarlo dalle cave di Carrara a Roma, il contratto ufficiale per la realizzazione della Pietà vaticana, infatti, venne firmato nell’agosto del 1498 e prevedeva un solo anno per la consegna dell’opera. Dalle ricevute di pagamento non risulta chiaro se lo scultore abbia rispettato la data di consegna: ricevette un pagamento dalla banca Ghinucci, esecutrice testamentaria del cardinale Bilhères, nel luglio del 1500 e questa parrebbe la data più verosimile per il completamento dell’opera. C’è però un insolito pagamento dello stesso Michelangelo a un certo “Sandro muratore”, che compare qui per la prima e ultima volta nei suoi conti, il 6 agosto 1499: potrebbe essere stato pagato per installare la statua della Pietà nella chiesa di Santa Petronilla. In questo caso le scadenze contrattuali sarebbero state rispettate.

 

La Pietà di Michelangelo: opera rappresentativa del genio rinascimentale
Particolare della Pietà di Michelangelo. Scultura realizzata in marmo bianco di Carrara.

 

Come già detto in precedenza oggi la pietà si trova nella basilica di San Pietro ove fu spostata soltanto due secoli e mezzo dopo la sua creazione.

La Pietà vaticana è l’unica opera che Michelangelo abbia mai firmato e questo, come riporta Vasari, deriva da un episodio piuttosto fantasioso, in cui viene rivelata la ragione di questa firma, incisa su una fascia trasversale sopra il petto della Vergine. Alcuni gentiluomini lombardi stavano ammirando la bellezza della statua della Pietà e, dopo averne tessuto le lodi, cercarono di identificarne l’autore. Alla fine si convinsero che fosse opera di un loro conterraneo, il Gobbo di Milano. Michelangelo, che aveva ascoltato la discussione, si nascose nella chiesa e di notte intagliò il suo nome sulla statua.
Una particolarità difficile da notare è il quinto incisivo nella dentiera del Cristo. Questo dente è soprannominato “il dente del peccato” e nelle opere di altri artisti rinascimentali è prerogativa di personaggi negativi. Il Cristo della Pietà, invece, dovrebbe esserne stato dotato perché, con la sua morte, prende su di sé tutti i peccati del mondo.

 


Pubblicato il 13-11-2017 - 17:12

Tagged , , , , , , , , Leave a Comment on La Pietà di Michelangelo: una delle opere più rappresentative del genio rinascimentale.

Condividi l'articolo sul tuo social preferito: